Predica  Domenica  18.7.21    –    Domenica dopo Trinitatis

Lettura del vangelo Giovanni 6:1-15

1 Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2 e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. 3 Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4 Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5 Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6 Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8 Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10 Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. 11 Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. 12 E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». 15 Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Cari fratelli e sorelle,
Per la predicazione di oggi  viene proposto un testo biblico che ci porta direttamente nella realtà quotidiana di Gesù, del predicatore itinerante. L’operato di Gesù si svolgeva  soprattutto in Galilea, una regione particolare con un grande lago chiamato mare di Galilea. Questa zona si trovava lontana da Gerusalemme, cioè dal luogo dove esistevano conflitti con le autorità e una certa riluttanza ad accettare il suo messaggio del regno di Dio. E’ nei pressi di questo lago che Gesù ha chiamato gli uomini e le donne che poi sono diventati i suoi discepoli. Il territorio era  caratterizzato dall’agricoltura e pesca.

Il racconto nel vangelo di Giovanni ci trasporta in questo paesaggio con la tenera luce del lago. Gesù con i suoi discepoli sale su un monte, e gli seguono moltissime persone. Giovanni parla di circa 5000 uomini, senza contare le donne ed i bambini. Gesù spiega le sacre scritture alla folla, e probabilmente ci saranno state delle discussioni, domande e dispute sulle tradizioni, riflessioni su come e chi è Dio e quale è stato il proprio percorso personale fino a quel momento. Gesù guarisce e tocca gli ascoltatori. Deve essere stata una giornata faticosa per lui.
Alla fine viene la sera.
Sarebbe ora di andarsene. Ma ovviamente fa già tardi e Gesù capisce che le persone qui riunite non avranno  più la possibilità di procurarsi, nei vicini villaggi, qualche cosa da mangiare per il viaggio di ritorno a casa. Non vorrebbe mandare via la gente affamata. Ma da dove potrebbe arrivare del cibo?

Si consiglia con Filippo e gli altri. Non ci sono soldi sufficienti per comperare pane per tutti. C’è un ragazzo che ha cinque pani di orzo e due pesci. Ma che cos’è questo per una folla di 7000 persone affamate?

A questo punto il racconto potrebbe finire. Una buona idea che purtroppo non può essere trasformata in realtà. Comunque l’intenzione era buona. Ma lasciamo perdere. Non ha senso!

Esistono delle situazioni in cui arriviamo alla conclusione: sarebbe stato bello – non doveva andare così! Non è realistico. Non ci riusciamo.

Se la storia fosse finita qui, avrebbero dovuto andare a casa le migliaia di persone, ognuno per conto suo.  Che cosa mancava? Per tutto il giorno erano stati assieme, discutendo, parlando di questioni, raccontando vicissitudini della vita. Ora ci vorrebbe un simbolo che conclude la giornata. Un segno che racchiude in un gesto l’esperienza di stare insieme, di appartenere alla comunità. Il pasto condiviso con tutti sarebbe diventato il ricordo di una giornata condivisa e avrebbe dato coraggio sulla propria strada. Sarebbe stato un rafforzamento, per ognuno e ognuna, ad affrontare la vita di tutti i giorni.

Gesù conosce bene questo simbolo. Non viviamo di sole parole. Il nostro corpo e i nostri sensi devono vivere con Dio nella comunione con gli altri.
Proprio in mezzo ad una situazione che sembra irrisolvibile arriva una nuova energia. Si, sembra che non ci sia soluzione, tuttavia Gesù dà l’ordine: „Fateli sedere!“ Non pochi tra i presenti avranno pensato: Beh, quello sì che è ingenuo!  Vediamo fino dove bastano le provviste!

E le provviste bastano. I cinque pani e due pesci si dividono ancora e ancora, fino che tutti sono sazi.
Questa è una ulteriore particolarità del racconto: non soltanto che dal niente nasce qualcosa, bensì che addirittura nasce in abbondanza.  Non soltanto che tutti in qualche modo si saziano. Ci rimangono cesti pieni di pani e pesci. Si raccolgono dodici cesti pieni di resti di pane d’orzo. La faccenda è incredibile per tutti quelli che erano presenti.

In alcuni vangeli la storia è intitolata „il miracolo della moltiplicazione dei pani“. E’ uno dei segni che, secondo l’evangelista Giovanni, Gesù compie per dimostrare che è veramente in cammino con il potere di Dio.

Comunque il miracolo che succede qui è molto di più del pane moltiplicato.

  1. Il miracolo inizia col fatto che Gesù vede gli ascoltatori nel loro reale bisogno fisico: Devono mangiare. Non si tratta solo di grandiosa teologia. La parola di Dio diventa presenza, cioè tangibile sotto forma di pani e pesci
  2. Il miracolo avviene nel modo che Gesù prende ciò che esiste: cinque pani e due pesci.

Spesso, quando cerchiamo vie nuove elaboriamo degli elenchi di ciò che dobbiamo procurarci. Gesù guarda  cosa è già esistente. Con ciò si mette in cammino per dividerlo.
Questo aspetto del miracolo, secondo me, potremmo descriverlo così: Non è il caso che non c’è niente. Sembra soltanto. In verità esistono 5 pani d’orzo e 2 pesci. Vuol dire almeno l’inizio.

  1. l miracolo si compie in quanto Gesù non abbandona la situazione che sembra senza via d’uscita. Le provviste non saranno sufficienti. Dunque incominciamo!

Chissà dove arriveremo. Con l’aiuto di Dio troveremo una soluzione. Questa parte del miracolo, io la chiamerei fede, fiducia che dalla situazione insignificante e disperata qualche cosa si svilupperà.

Questa storia, portiamola  nella nostra estate. Non dobbiamo fermarci dalle voci che dall’esterno o dal nostro cuore ci ripetono: „Tutto questo è inutile!“

Portiamo la storia nella celebrazione della Santa Cena. Facciamoci il dono di questo simbolo col quale Dio ogni giorno di nuovo dice: Dai, provalo, io rimango al tuo fianco!

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!».
Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

I miracoli non sono il grande trambusto. Nel miracolo si evidenzia che Gesù è presente. Il miracolo non tollera il clamore, gli urli, la commercializzazione.
Il miracolo si compie nella quotidiana fiducia che Dio è presente nel piccolo. E’ tutto qui. Devi solo guardarlo e poi dividerlo.
La pace di Dio che è più alta e oltrepassa ciò che la ragione può comprendere, conservi i nostri cuori e sensi in Gesù Cristo.  Amen

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