Cara comunità, cari genitori e cari invitati al battesimo,

I genitori di Nilo hanno scelto per lui un verso di battesimo che suona così naturale e che si può solo condividere: Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio in lui!

Viene da una lettera del Nuovo Testamento attribuita all’evangelista Giovanni. È stato scritto intorno all’anno 100 d.C. In questa lettera, l’autore Giovanni vuole dare un orientamento alla sua comunità. Cerca di dare risposte alla domanda su come una comunità cristiana possa vivere insieme.

Cosa è valido e su cosa dobbiamo discutere?
Come riusciamo a rimanere in contatto tra di noi e con Dio in tutte le sfide di questo mondo?
Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio in lui!

I confermandi di Firenze hanno affrontato nel loro tempo libero di aprile la questione dell’appartenenza tra Dio, l’uomo e il nostro prossimo.
Si tratta di un triangolo che corre come un filo nella nostra vita di cristiani:
1 Quando siamo collegati a Dio, possiamo rivolgerci al nostro prossimo.
2 Quando rispettiamo noi stessi, siamo anche rispettosi degli altri.
Dio – il mio prossimo – e me stesso, questi tre appartengono indissolubilmente insieme

Anche la Lettera di Giovanni riprende questo triangolo, questa interazione. Si tratta della domanda: come riusciamo a mantenere l’amore di fronte alla guerra, all’odio e alla violenza? E: come riconosciamo effettivamente l’amore?
 
La prima intuizione che l’autore della lettera ci trasmette qui e vuole tenere a mente: ogni volta che si tratta di amore, ha a che fare con Dio.
L’amore è una caratteristica di Dio. Significa che Dio è al nostro fianco da quando siamo in questa vita. Ci conosce e che gli stiamo a cuore.
Niente può separarci: Dio e la sua creazione, le sue creature, si appartengono. Dio ci prende come siamo e ci dice “sì”.
Se perdiamo questo filo, perdiamo questa consapevolezza, allora questo mondo perde l’equilibrio.

Quando l’amore non è più al centro, lo sentiamo dolorosamente: a scuola, al lavoro, nei grandi contesti del nostro mondo, diventa chiaro ogni giorno.

– I giovani si bullizzano a vicenda e si mettono sotto pressione con messaggi nei social media.
– Nel lavoro e nella professione, a volte vengono avanzate richieste che non si concentrano più sulle persone.
– Lo sperimentiamo quando le comunità mettono il proprio bisogno di riconoscimento al di sopra del bene di tutti.
– Lo stiamo sperimentando attualmente nella guerra in Ucraina, quando non si tratta più di negoziare una possibile via di uscita, ma solo di vincere.
Voi date a Nilo: Dio è unito a te nell’amore, fin dall’inizio!

L’epistola di Giovanni scrive:
12 Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi. Questa è la seconda intuizione che Giovanni vuole dare alla sua comunità: l’amore che Dio ha per noi, per questo mondo, spinge verso l’esterno. Vuole diventare visibile.
 
20 Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto.

Questo non significa altro che non si può amare in segreto. Il “sì” di Dio alla sua creazione si spinge nel mondo. Vuole diventare visibile. In aiuto vissuto per gli altri. Questo è il motivo per cui le chiese assumono compiti diaconali e forniscono aiuto. Ecco perché esistono l’aiuto ai senzatetto, gli ospedali, la distribuzione di cibo, il sostegno ai rifugiati, l’aiuto internazionale nelle aree di crisi e molto altro che lo Stato non può fare da solo.
Voi date a Nilo: porta questo amore di Dio all’esterno nella e con la tua vita. Al popolo. A tutta la creazione di Dio!

Soprattutto di fronte a una guerra così vicina leggiamo: 21 Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.
L’odio non è nell’amore. Il pacifismo appartiene alle nostre chiese e alle nostre convinzioni di base come cristiani. Dobbiamo tenerci stretti a questa eredità di Gesù: dobbiamo amarci l’un l’altro come lui ci ha amati. Dobbiamo tener fermo il fatto che, secondo la volontà di Dio, la guerra non deve essere. Pertanto, l’amore cercherà delle vie che devono essere diverse dalla vittoria o dalla sconfitta.
 
L’autore della lettera Giovanni evidenzia qui una terza intuizione:
18 Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura,

Cos’altro potete dare a vostro figlio se non la certezza che l’amore e non la paura è la base della vita di Nilo?
Resistere a questo amore, a questo “cio nonostante!” non è una ricetta facile.
Ci getta nelle condizioni irrisolte di questo mondo.
Il comandamento di amarsi l’un l’altro e di confidare nell’amore esige un’azione da parte nostra.
Con il comandamento dell’amore, non si può rimanere neutrali.
Amare vuol dire chiamare l’ingiustizia con il suo nome.
Significa cercare di mettersi al posto dell’altra persona.
Richiede cautela contro i giudizi radicali.
Amare significa anche non abbandonare la speranza.

Non riusciamo a uscire dalla complessità dei nostri intrecci.
Quello che Gesù lascia in eredità a noi è il comandamento di dire ogni giorno di nuovo: „cio nonostante“.
Dobbiamo dirlo a noi stessi affinché non ci perdiamo nella disperazione per la violenza attorno e ci aggrappiamo all’amore.
Dobbiamo dirlo agli altri affinché possono confidare che Dio malgrado il caos ritorna nuovamente visibile.

E quindi attacchiamoci incorreggibilmente a questa parola „cio nonostante“.
Gridiamola al mondo!
E gridiamolo al piccolo Nilo e ai suoi genitori e padrini!
Gridiamolo a questi confermandi!
Non lasciamoci deviare dalla certezza che il desiderio di Dio per questo mondo sia Shalom – quella pace dove tutti ne hanno abbastanza e nessuno vive a spese di un altro!
Amen

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